Solzhenitsyn è morto, viva Solzhenitsyn. Se ne sono occupati tutti i maggiori quotidiani, il personaggio era notevole - l'ultimo russo, per certi versi. Però dover arrivare al punto che il
video del suo Nobel è preceduto dalla pubblicità. Be', a me sta sullo stomaco. Lavoro in un giornale online che sta in piedi anche grazie alla pubblicità, ma mi sta sullo stomaco lo stesso.
Aleksandr Solzhenitsyn non ha vissuto l'inferno in terra, non ha scritto quello che ha scritto per poter avere una società con la pubblicità obbligatoria prima del filmato del suo Nobel per la letteratura... è questo l'equivoco di fondo dei nostri tempi, si crede che chiunque sia stato anticomunista l'abbia fatto per una società così, "l'unica possibile", "la peggiore, tranne tutte le altre". Nossignori, non è così.
Solzhenitsyn era un reazionario vero, forse "l'ultimo russo" potrebbe essere una definizione. Avrebbe voluto rivedere la Russia autentica, quella ancora "col cuore in mano", dei contadini poverissimi ma che ti offrivano pane, sale e vodka, o un tè caldo dal samovar, se capitavi nella loro capanna; dei pope che viaggiavano di villaggio in villaggio col biroccio a cavallini mongoli, per dare la benedizione a morenti e battezzare bambini; delle grandi foreste dal silenzio infinito, o della steppa sterminata battuta dalle cariche selvagge dei cosacchi a cavallo. Quella Russia è stata ammazzata dal comunismo sovietico, che ne aveva ereditato soltanto la brutalità zarista, portandola a nuovi estremi con l'aiuto della tecnologia. Solzhenitsyn tutto questo non lo mandava giù. Ci ha messo un bel po' a capirlo, il Gulag è stato la sua università, la sua analisi e la sua rivelazione. Quanto all'autoproclamato paradiso dall'altra parte della Cortina di Ferro, non condivido
tutto ciò che diceva nel 1978 criticando le società occidentali, ma almeno il 50% sì. Molte cose erano vere allora dell'America, e lo sono clamorosamente oggi di tutto quanto il cosiddetto '"Occidente".
"
Hastiness and superficiality are the psychic disease of the 20th century and more than anywhere else this disease is reflected in the press. In-depth analysis of a problem is anathema to the press. It stops at sensational formulas", "(...)
the revolting invasion of publicity (...)". Grazie Aleksandr. La terra ti sia leggera, anche se eri un vecchio reazionario.
Felicità fa rima con libertà. Si potrebbe opinare con ottimi argomenti di no, dire che divisa in due raddoppia, contrariamente a quanto ci dice la matematica: ma non avendo modo di verificare l'asserzione, constatiamo che si può essere, un giorno ogni 365, felici anche da soli.
Ingredienti: niente lavoro o preoccupazioni legate al medesimo, ambiente, sport.
Ricetta: si prenda un giornalista online in disarmo, stanco e stufo dopo la settimana lavorativa culminata nel sempre detestabile turno del sabato (secondo solo a quello domenicale in odiosità), lo si ficchi, addobbato in una patetica imitazione fai da te dell'abbigliamento sportivo corrente, in un'utilitaria da quattro soldi e lo si diriga verso Varese, e da lì in direzione Campo dei Fiori, poco dopo pranzo. L'ampio tempo a disposizione lo indurrà a deviazioni e divagazioni, fino a farlo pasare vicino a casa di non meno di un paio di colleghi, in fase scazzo quanto lui. L'assenza di una di queste, contattata ma tuttora in vacanza a rosolare le chiappe a mandolino al sole di Toscana, non ne turberà la serenità. Si faccia salire il giornalista in disarmo verso la montagna dei varesini, la cui cima non vede da vent'anni, quando ci andò con la mamma; lo si faccia fermare a bocca aperta a fare foto al panorama, nonostante la giornata piuttosto fosca. Gli si faccia quindi trovare un parcheggio di dubbia legalità in una sorta di Alassio in cima alla montagna, con auto parcheggiate a dozzine a strampiombo sui precipizi e gente in ogni angolo. Dopo uan falsa partenza verso il più vicino valico accessibile via sentiero, stoppata dalla scoperta di due adolescenti in amore di lì a dieci metri (dicesi camporella, scusino tanto), gli si conceda a questo punto il lusso di risalire verso l'Osservatorio astronomico, un po' al passo, un po' di corsa, fermandosi a bocca spalancata al balcone panoramico di fronte alla bellezza della sua terra patria, che non smette di stupirlo da 33 anni in qua. L'esplodere di un temporale non gli rovinerà più di tanto la giornata, consentendogli al contrario di frantumare il record del mondo sul miglio in discesa ("Marcello, cos'era che mi è passato accanto?" "Tranquilla, Adele: una raffica di vento: sta arrivando il temporale") per la paura d'essere centrato da qualche saetta maligna (dannato clima di montagna!). A questo punto, prendere il soggetto, fargli ridiscendere la montagna sacra ai bosini, e per farsi male gli si faccia prendere la via della Rasa e del Brinzio, dove prima di imbattersi in un nubifragio assisterà ad un fenomeno mai visto: l'acqua che sotto il sole evapora visibilmente in una nebbiolina sottile a pelo d'asfalto. Constatato che anche in Valganna piove come Dio la manda, e compatendo i ciclisti bagnati come pulcini, si prenda il nostro e gli si faccia pazientemente sopportare i rallentamenti scendendo in città e le code da cani nell'attraversare la medesima, prima di inserirlo in autostrada per un ritorno felicemente complicato dall'esigenza primaria e irrevocabile di non pagare al casello (il portafogli è rimasto nel borsello, e questo nel portabagagli!), uscendo pertanto a Cavaria. Gli si faccia dunque fare sulle solite strade quel che avrebbe voluto poter fare in più salubri e ossigenati contesti: correre. Cinque chilometri, i primi tre a tempo di record dopo l'ossigenzaizone in montagna, il resto a intermittenza col fiatone, conclusi con tre piani di scale di corsa con l'inutile borsone da dieci chili portato dietro in precedenza. Fra le due fasi (eroica e peracottara) della galoppata si inserisca una sosta pipì tra le frasche a lato strada, naturalmente con altro corrdiore accompagnato da moglie in bicilcetta che passano e guardano indignati invcece di farsi i proverbiali CAZZI LORO. Si sottoponga quindi il nostro a tre round da tre minuti di shadow boxing completo di ogni movimento atto a farsi del male urtando involontariamente i più vicini mobili di casa: pugni, calci, gomitate, ginocchiate. Indi, con sadismo, si infierisca con esercizi per gli addominali e i dorsali, piegamenti, flessioni, step su e giù dal letto, intervallati da pause contemplative in stile alternativamente Zen o Yoga ma con visioni prettamente cattoliche, annuncio certo dell'imminente dipartita da questa valle di lacrime. In mancanza del verificarsi di questa, in stato di intensa prostrazione fisica e con la prospettiva della doccia, gli si faccia citofonare dalla mamma disperata perchè, scema com'è, s'è scordata il cellulare al rifugio dei gatti e ha paura da tornarci da sola. Le si faccia rispondere sacramentando, tanto che quella si offende e ci va da sola; si provveda quindi a far incazzare come un babbuino il nostro soggetto che si rimette la roba marcia di prima e furibondo esce in cerca della suscettibile genitrice, fino all'agnizione reciproca e al felice ritrovamento dell'indispensabile aggeggio smarrito, previa chiamata e riconoscimento dell'odiata suoneria usa a squillare nelle ore antelucane (prima delle 10 di mattina). Si provveda quindi ad un sereno ritorno a casa (sperando di non trovare i vigili, perchè quell'idiota del nostro è uscito senza occhiali e sta guidando con il radar, come i pipistrelli) seguito da abbondante doccia, doverosa sbarbata (no, non quelle "sbarbate" purtroppo) con gel alla menta e balsamo al fuoco liquido, e cenetta a base di ravioli di zucca e tonno in scatola, seguita da inutile post sul blog.
Produttività della giornata dal punto di vista dell'economia nazionale: zero. Soddisfazione del nostro per non aver minimamente contribuito alla crescita del Paese tramite l'auspicato incremento della produttività: assoluta.
TGX -non dico nemmeno quale per paura di denunce - delle ore venti: codino e asservito, l'agenda la dettano dall'alto, a lui e a tutti gli altri tg e giornali, del regime e dei suoi presunti oppositori. È solo un esempio di come si è ridotto il giornalismo.
-Dopo le menate che TUTTI i tg e quotidiani hanno dedicato alla tempesta in un bicchier d'acqua di Napolitano che dà mezza bacchettata al CSM in mezzo a una nota piena di apprezzamento (opportunamente dimenticato da tuti, l'importante è far vedere che i giudici sono cattivi e comunisti)
-dopo un'intervista abbastanza delirante, fra anacoluti da matita blu ed ovvietà lapalissiane, ad un giullare del circo di nani e ballerine che circonda il nostro divino e ineffabile padrone;
-dopo venti minuti di merda ammannita al popolo bue seduto in poltrona, SOLO ALLORA
un minuto scarso di servizio su un fatto di cronaca di assoluta gravità che da solo avrebbe meritato la prima, anche perchè è la seconda volta che si ripete in due settimane:
http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_01/assalto_furgone_autostrada_66ee8670-473d-11dd-8c36-00144f02aabc.shtml
In pratica tu sei in autostrada, e trovi della gente armata di mitra e fucili che ti fa scendere, ti brucia l'auto per bloccare la via al furgone portavalore, crivellarlo di proiettili con le guardie giurate dentro impotenti e terrorizzate, tagliarne col flessibile la parte che interessa e filarsela coi soldi. Tutto, sembre, agli ordini di un ventenne sardo che se è davvero lui dietro questa storia fa sembrare il mitico Vallanzasca un pivello.
E il problema di questo paese chi è? I rom (che detesto anch'io, peraltro). I giudici comunisti. Mentre c'è chi si permette di andre in giro a rapinare i portavalori in autostrada, in attesa dei primi morti ammazzati innocenti.
O sono cieco, o sono rimasto uno dei pochissimi che ci vedono. Dio sa se non sono uno pieno di difetti a mia volta, ma per l'Altissimo, verrà il giorno in cui qualcuno renderà conto, a questo mondo o all'altro, delle porcherie che sopportiamo quotidianamente, della vita folle, falsa e vuota che ci è stata imposta. Non basterebbe il lanciafiamme per purificare questo povero Paese in via di sottosviluppo.
(Da una risposta via mail ad un amico, mai inviata. Una serqua di seghe mentali impareggiabile, degna di un romanzo. Mi pagassero almeno per scrivere certa roba!)
Caro F.,
Ho tanto veleno in corpo da ammazzare un cobra con un solo morso. Perdonami per il mio tono, quando avrai finito beviti un bicchiere di latte per disintossicarti. Anzi, meglio, una birra, ma di quelle forti, alla mia salute. E dimenticati tutto questo: vorrei essere ricordato come lo Steve che a volte so ancora essere in buona compagnia.
La sconfitta non è accettabile, è di proporzioni catastrofiche per tutti, per l'Italia intera. Non dirlo a me che ho votato disgiunto, PD alla Camera (con disgusto e turandomi il naso, detesto opportunisti e traditori ma voglio votare per partiti con i numeri, le competenze e la volontà per governare) e la Sinistra Arcobaleno al Senato (con disgusto e turandomi il naso, detesto gli imbecilli, gli autolesionisti e gli estremisti, mi somigliano troppo). Voto di sbarramento, puro voto contro: non è servito a niente. Non si fermano le alluvioni con un dito, non si ferma la Storia con due croci a matita su altrettanti pezzi di carta.
Ripresa strutturale? Ma dove? Col petrolio sui 120 dollari al barile? Ma per favore... Ben che vada, ci vorranno un paio d'anni solo per tirarsi fuori dal gorgo della tazza del cesso in cui ci troviamo.
Per il resto, lavoro con sempre maggiore stanchezza e minore entusiasmo, a mille euro al mese (e cara grazia averli!), fiaccato e cinico, nel terrore paranoico, continuo e crescente di essere liquidato come una palla al piede, e spezzato in qualsivoglia idealismo di fronte al trionfo evidentissimo del Male in tutta la sua satanica potenza. Dovrò vivere tutta la vita come un repubblicano nella Spagna di Franco e non me ne do pace. Vivo in una città in cui non mi riconosco, in mezzo a gente che spesso disprezzo (a volte dentro certa gente: il primo della lista sono io stesso), conduco esistenza meschina e talvolta spregevole, da fallito, con orari assurdi, vizi e dipendenze, insomma sono uno stronzo ma consapevole che gli altri sono anche peggio.
Ciononostante resto fondamentalmente benevolente verso i miei simili con cui sono più a diretto contatto - non ho ancora perso gli ultimi punti fermi di decenza e rispetto di sé e degli altri. Faccio attività fisica quando e come posso, ogni x giorni, massacrandomi di fatica per un'ora e mezza a suon di corsa, vuoto, addominali e flessioni (vorrei un sacco ma non ho dove metterlo, né so come fare ad appenderlo); la solitudine non ha piegato il mio orgoglio duro come roccia; mi è rimasta una lucida furia in corpo contro me stesso e il mondo intero. Aiuto ogni collega che ne abbia bisogno, per spirito cristiano - o quel che ne resta fra una sfilza di bestemmie isteriche durante il lavoro e due ore passate ascoltando Slayer e Celtic Frost. Non offendo mai, per principio, a meno di non essere aggredito (e anche lì lascio correre per quieto vivere). Desidero e corteggio discretamente ma senza il minimo impegno o la minima speranza varie mie colleghe; l'unico vero grande amore della mia vita, che non vedo da quattro anni e se Dio vuole (Deus vult!) potrò tra poco riabbracciare, mi ha chiamato ieri, visto che non mi decidevo io. Insegna in un istituto professionale in Porta Romana (di tutti i mestieri, oggi, l'insegnante!) e ha piantato lo spagnolo che s'era trascinata dietro da Madrid, facendolo rientrare alla base con la coda fra le gambe - povero diavolo. M'è rimasto l'amaro in bocca, un gusto di fiele, la sensazione della caducità, degli anni perduti inutilmente e senza rimedio senza aver giovato a nessuno, della giovinezza che ormai non c'è più, senza per questo mai essere diventati minimamente adulti, responsabili o indipendenti. E la consapevolezza che qualcuno ancora si ricorda di me dopo tutto questo tempo, segno che forse dopotutto non ho vissuto invano.
No, non mi riferivo ai sospiri degli italiani privati della compagnia della Parietti, e afflitti invece dalla loro versione personale della signora Pina.
Mi riferivo alla politica, che anche oggi ci manda i migliori segnali per il futuro di questo Paese. Sempre più fortemente auspico la salutare finis Italiae per salvare almeno la parte del Paese che mi interessa - purtroppo, marcia e malata quasi quanto l'altra, ma a differenza dell'altra redimibile. Ho poche cose da dire, ma chiare.
a) Si levino tutti di mente di non andare a votare. Qui si deve cadere come i giapponesi a Iwo Jima: fino all'ultimo. Anche perché scelta non ce n'è: questa non è più politica (=puoi anche cambiare idea e votare quegli altri), è guerra civile. E non da ieri. Quindi i delusi della politica a votare ci devono andare tutti, perchè se non votano i migliori - cioè inevitabilmente i più idealisti, cioè i delusi per eccellenza - voteranno sicuramente i peggiori, cioè i raccomandati, i clientes, quelli che mendicano posti di lavoro (meglio, stipendi, vista la voglia di lavorare zero) da pezzenti dal potentucolo di turno, finendo per farne un gigante. Non faccio nomi per autocensura- che diamine, siamo in un paese libero, mica uno può scrivere quello che pensa di chiunque!, ma ne vengono un paio da morsicarmi la lingua.
b) In ogni caso, ci attende una lunga notte. Ben che vada (ma molto ben che vada) a rischiararla come un eterno tramonto saranno i lampi d'imbecillità della sinistra irresponsabile, litigiosa, retrograda, legata a ideologie e simboli superati, divisa, senza identità e riferimenti, e dell'ex centrosinistra, oggi di fatto centrodestra, casa dei rinnegati, opportunisti e traditori, preda della Sindrome di Arcore, variante della Sindrome di Stoccolma che prevede l'abbandono della socialdemocrazia. Mal che vada - e andrà sicuramente così - non vedremo la luce dell'alba per almeno vent'anni, in mano a un caleidoscopio impazzito di baciapile affaristi, nazifascisti rifatti autoproclamati difensori di Israele e della civiltà occidentale giudaico-cristiana (???), spioni da strapazzo, tangentari, mafiosi e corrotti più impuniti ed arroganti che mai, tenuti insieme dai più potenti collanti naturali che si conoscano: il potere, l'odio, e soprattutto il denaro.
Nell'angoscia del momento mi sono rivolto ad un antico metodo divinatorio cinese che semrba avere risposte, vaghe quanto basta, per ogni questione: I Ching. Presentata la domanda nella semplice forma "Che ne sarà di questo povero Paese?" le risposte, in forma di esagrammi, sono state decisamente pertinenti. E altrettanto sconfortanti.
Primo esagramma - 37 - Kia Jenn - La Casata (sì lo so, viene da pensare "La Casta")
Immagine:
Il vento s'innalza dal fuoco: la casata.
Ad ogni parola corrisponda coerente un'azione. Determinati, si tenda al rispetto della legge, perchè senza disciplina non esiste casata.
Giudizio:
La casata è la famiglia. La casata è il gruppo.
Se regna l'ordine i rapporti saranno sereni.
Se si userà bontà e fedeltà, si otterrà altrettanto.
Secondo esagramma - 23 - Po - Lo Sgretolamento
Immagine:
Il monte si appoggia alla terra.
Se le sue basi sono solide e larghe resisterà al crollo.
Se è ripido e presuntuoso non potrà che cedere, sgretolandosi al suolo.
Il grande uomo mantiene la sua posizione di comando solo con la generosità verso gli altri.
Giudizio:
Lo sgretolamento. Uomini malvagi si fanno avanti per sconfiggere tutti i nobili, fino all'ultimo. È un tempo in cui è impossibile agire: è saggio, e non debole, chi sopporta questi soprusi, ritirandosi dalla lotta.
Direi che non servono altri commenti.
Semplice: si parte da un'addetta stampa cretina, o semplicemente stanca morta, che sbaglia a leggere una tabella e dice che le prime tre province per riciclaggio di rifiuti sono X, Y e A, mentre in realtà la terza è Z, come evidenziato dalla tabella sotto. È l'addetta stampa della provincia Y, neonata (la provincia, e nata ieri anche l'addetta stampa a quanto pare), che diffonde ai quattro venti il comunicato con la lieta, e sbagliata, novella. Lavorando in preda al marasma, tutti la accolgono senza battere ciglio. Telecanto e Telesuono la riprendono così com'é: hanno la scusante che in tv la tabella non si legge. Il mio giornale online, che si occupa della provincia A [non Z come avevo scritto! Visto che sono un minus habens anch'io?], tutto contento la riprende pubblicando la tabella; non solo, la collega S., peraltro brava ed esperta, ci fa anche l'intervistina con il presidente della provincia. A quell'ora, un giornalista d'agenzia ha già realizzato e zitto zitto, si è accorto che al terzo posto è la provincia Z, non A.
Ma il peggio deve ancora venire. Mentre faccio il mio turno serale tra incidenti stradali dell'ultim'ora, comunicati ed esternazioni a pioggia, un collega di un altro quotidiano manda una mail. "Vi siete dimenticati mica di Z, in quel podio?" fa con maligna soddisfazione. Apriti cielo. Panico, telefonata a S. che impallidisce constatando le epiche dimensioni della cantonata, verificabile dalla stessa tabella pubblicata tre ore prima (e mai letta, né da lei, né da me, né spero dai lettori)...
Peccato che il collega dotato di spirito d'osservazione, T., sia lo stesso grazie al quale il quotidiano cartaceo se ne uscì mesi fa con la notizia di un morto trovato con un coltello in pancia stampata bella grossa in prima pagina. ERA UNA PALLA CLAMOROSA, il fatto era accaduto di sera, in un paesotto di collina non vicinissimo ad A, e non si era capito niente. Noi uscimmo con un titolo prudentissimo su un cadavere trovato dai carabinieri, e alla fine i fatti diedero ragione alla nostra prudenza - non c'era nessun omicidio, solo una morte prematura, forse per coca.
Da allora, ogni notizia farlocca è una T.-ata per definizione. Anche per questo sono molto abbattuto: essere sbeffeggiati da un simile fenomeno è veramente il colmo: siamo, come direbbe un consigliere comunale amico mio, al bue, anzi all'alce, che dà del cornuto all'asino.
Relazioni, relazioni... non si parlava d'altro a tavola col parentado oggi. Fra le novità una da non credere: un mio cugino, P.., si è fidanzato con una calabrese di Crotone (inorridisco già al pensiero dei suoceri, lei però è tanto caruccia) conosciuta in chat (!!!)e poi incontrata di persona dopo un viaggio da folli fin laggiù. Senza parole. Spero tanto che duri. P. è un tipino sensibile e ha bisogno di una tapina che lo supporti.
Intanto c'è un'altra mia cugina (M. madre di F.) che cerca di intortarmi per farmi conoscere L. che ha suppergiù la mia età ed è in cerca di compagnia maschile - il che mi fa pensare che non debba essere granché. E io di fare il Fantozzi con la Pina non ho nessuna voglia. Aut Caesar, pardon, aut Basileus...
Infine, c'è E. ex marito di M. da questa "silurato" dieci anni or sono per null'altra colpa che d'essere "pesante" - nossignori, non c'erano corna di mezzo: M. non vede uomini, a parte i due figli, dal Giurassico ed è contenta così. E. è ospite fisso delle rimpatriate natalizie di famiglia: un brav'uomo, anche se un po' limitato e prono alla lamentela, è benvoluto da tutti meno che da M., ad oggi ancora livorosa verso di lui ("dopo dieci anni non ti ho ancora digerito!"). Ci ha fatto un mazzo così sulle sue ultime disavventure - vive in un condominio di mezzi matti, anziani soli, extracomunitari di tutte le provenienze (senegalesi, bengalesi, marocchini, calabresi, siciliani, veneti, bergamaschi...) e si fa "usare" indegnamente da una fior di opportunista che periodicamente lo scarica quando trova qualcuno di maggiori mezzi che la porti in vacanza, salvo tornare alla carica con lui che finalmente realizza.
La vita è una cosa complicata. Resto dell'idea che più che noi a provare dei sentimenti, siano i sentimenti a provare noi.
A Ischia un ragazzino di 14 (quattordici) anni si è suicidato impiccandosi. La sua colpa? Era troppo bravo a scuola, e per questo i compagni lo odiavano cordialmente e lo sbeffeggiavano. Quando si è presentato per farsi eleggere nel consiglio d'istituto, non ce lo hanno voluto. E lui, invece di finire in un consiglio d'amministrazione di una partecipata come tutti i politici trombati alle elezioni, è finito in un cappio.
In Giappone sono i ripetenti a suicidarsi per la vergogna, ed è sbagliato comunque; ma questo fatto la dice lunga sulla mentalità degli italiani. [Tirata moralista] È normale del resto, in una società dove la cultura e la conoscenza sono disprezzate, dove conta solo fare soldi, avere fama e successo non importa come né perché, apparire ed avere, non essere e vivere [/Tirata moralista].
Non mi sento meglio dopo aver sfogato il mio moralismo da quattro soldi. Sono stato a lungo il primo della classe da ragazzino, e posso capire certe cose. Alla fine sono sempre i più deboli a pagare, e di solito i più deboli sono anche i più brillanti, i più intelligenti, i più umani: in una parola, i migliori. Gente che cresce in modo disfunzionale alla società in cui vive: la loro colpa è che gli piace leggere, studiare, capire le cose. Imperdonabile, evidentemente. Una buona parte di loro viene su come dei disadattati, tra problemi psicologici enormi che devastano le loro vite. Tanti piccoli Giacomo Leopardi, che non compariranno su nessuna antologia: al massimo su venti righe in cronaca. Se un Dio esiste, li accolga almeno Lui.